EXPO Montelupo

31 10 2015

Chi come me è stato ad EXPO sette volte.

Chi invece non ci è andato.
Chi ci doveva andare ma poi non ha fatto in tempo.
Chi ha fatto tre ore di fila per il Giappone.
Chi tre ore per il Giappone manco morto.
Chi si è fatto una foto con l’Albero della Vita.
Chi si è fatto un selfie sul decumano.
Chi il padiglione dell’Italia faceva schifo.
Chi EXPO con Mc Donald e Coca Cola è una cagata.
Chi Nutrire il pianeta ma quando mai?
Chi ci ha lavorato.
Chi ci è andato ma le file no.
Chi ci è andato e ha solo fatto le file.
Chi è rimasto deluso e si aspettava di meglio.
Chi invece è rimasto estasiato.
Chi lo aspettava da una vita.
Chi l’EXPO è solo appalti truccati.
Chi l’EXPO è un occasione unica per il nostro paese.
Chi l’EXPO ma perché dura solo sei mesi?
Chi ha fatto lo scivolo in Germania.
Chi ha comprato il cappello del Vietnam.
Chi ha mangiato in Messico.
Chi ha camminato scalzo in Slovenia.
Chi ha trovato le api nel Regno Unito.
Chi ha camminato sospeso sulla rete in Brasile.
Chi come me guardava da sotto le ragazze in mini gonna che camminavano sulla rete in Brasile.
Chi ha mangiato una bistecca in Uruguay.
Chi ha preso una Pepsi sulla terrazza degli USA.
Chi lo ha visitato di notte, che è più bello.
Chi ci ha preso un aperitivo.
Chi il Padiglione Zero merita.
Chi poi per andare ad EXPO ha visitato anche Milano.
Chi come me oggi che finisce EXPO è un po’ triste.
Chi come me in questi mesi sapere che c’era EXPO era bello.
Chi come me ha cercato se stesso tra padiglioni e paesi esteri.
Chi come me ha trovato se stesso quando ha trovato la sua città, Montelupo.
Chi come me quando ha visto la ceramica di Montelupo ad EXPO si è emozionato
Chi come me ha trovato in mezzo a tutte le altre cose che, in pratica, rappresentavano il mondo, la Ceramica tradizionale di Montelupo e quella del maestro Aldo Londi.
Chi come me si è sentito, per un attimo, cittadino del mondo, un mondo multietnico, complesso e complicato ma bello da vivere.
Chi EXPO, insomma.
Ceramica  FotoAldo Londi




La Stazione di Montelupo [ovvero Il Figlio del Ferroviere]

22 04 2015

Io quando ero piccolo, a pensarci bene, mi sembrava normale che mio padre non ci fosse mai. Quando ero piccolo mio padre lavorava, ma il lavoro di mio padre non era uguale al lavoro di tutti gli altri padri. Gli altri padri la sera tornavano a casa a dormire. Il mio invece, siccome faceva il ferroviere, a volte, la sera, mica tornava. Dormiva a Roma, a Borgo San Lorenzo, a Faenza o a Venezia. Che io pensavo, che bello dormire a Venezia.

Mi sembrava normale, a pensarci bene, quando ero piccolo, non stare con mio padre la domenica, perché mio padre aveva una domenica libera ogni sei. Le altre settimane aveva libero il sabato, quella dopo il venerdì, quella dopo ancora il giovedì e così via. Che io ci ho messo un po’ a capire il meccanismo ma poi quando l’ho capito mi è sembrato normale che fosse così.

Come mi sembrava normale, a pensarci bene, quando ero piccolo, che la settimana in cui mio padre aveva il giorno libero di domenica, io quella domenica là, quando mio padre aveva progettato di fare una bella gita insieme, mi ammalavo sempre. Che io mica lo facevo apposta di ammalarmi la domenica. Da piccolo ero un pochino cagionevole, che vuoi farci.

Io quando ero piccolo mi sembrava normale, a pensarci bene, essere per l’Inter, perché nell’Inter ci giocavano Ivano Bordon, Karl Heinze Rumenigge e, soprattutto, Evaristo Beccalossi, che una volta, mi ricordo bene, sbagliò due rigori contro lo Slovan di Bratislava in Coppa delle Coppe. Che a pensarci bene davvero, io da piccolo ero dell’Inter perché per l’Inter era anche il mio babbo. E a me piaceva tanto l’idea di fare il tifo per la stessa squadra del mio babbo.

A pensarci bene, quando ero piccolo, e proprio perché ero piccolo, mi sembrava normale che mio padre mi faceva fare la capriola o mi prendeva in braccio e mi faceva fare il volo. E anche se stavo solo mezzo secondo in aria mi sembrava di volare come Superman. Che io quando il mio babbo mi faceva fare il volo e la capriola ero il bambino più felice e il mio babbo mi sembrava così forte e bello.

Io quando ero piccolo, a pensarci bene, mi sembrava normale quando mio padre era fuori per lavoro e dormiva a Roma, a Borgo San Lorenzo, a Faenza o a Venezia, andare nel lettone di mia madre a dormire con lei, come fa la mia bimba quando oggi per lavoro dormo io fuori casa. Che non c’è cosa più bella per un bambino piccolo dormire nel caldo del lettone con la  propria mamma.

A pensarci bene, quando ero piccolo, mi sembrava normale leggere, perché mio padre leggeva sempre, in continuazione, quotidiani, libri, riviste, guide, manuali, enciclopedie. Che a me la passione per la lettura, a pensarci bene, me l’ha attaccata proprio il mio babbo. Leggere per me è importante come respirare, mangiare, fare all’amore o dormire. Anzi dormire è meno importante di un buon libro.

Mi sembrava normale, quando ero piccolo, a pensarci bene, non far rumore in casa di giorno, perché mio padre stava dormendo. O doveva fare la notte, o l’aveva appena fatta, o se ne stava nello studio a studiare per  dare gli esami di stato per diventare prima Conduttore eppoi Capotreno. Che poi io ho sempre avuto questo esempio , quello del mio babbo dico, che per ottenere qualcosa nella vita devi sempre durare fatica, far sacrifici, studiare e lavorare sodo. Che poi i risultati prima o poi arrivano.

Così capita, alla fine, che a tua volta diventi babbo e capisci tante cose, che quando eri piccolo, a pensarci bene, ti sembravano normali, ma tanto normali mica lo erano.

Tanti auguri babbo!
Binario 2   CamminamentoBinari Montelupo-Capraia Scemo chi legge Sottopasso Stampa d'EpocaTerreni





I PRIMI 50 ANNI DEL CIRCOLO DI SAN QUIRICO

17 12 2014

Chi come me è cresciuto a San Quirico e il circolino lo ha sempre visto.
Chi conosce bene il Re, Giancarlone, Rimedio e le loro vociate.
Chi la sera veniva a veglia.
Chi ci veniva a fare le prime telefonate perché era l’unico telefono pubblico.
Chi piccolo piccolo vedeva dietro il bancone Quintilio grosso grosso.
Chi veniva la domenica mattina a comprare le paste e prendeva un numero della lotteria.
Chi ha giocato a briscola e ha bestemmiato per un carico sbagliato del compagno.
Chi giocava a tombola, chi a biliardo, chi a ping pong.
Chi mangiava i boeri e ne vinceva così tanti da portarli a casa.
Chi ha organizzato le Corripiano e le gare di Pesca a Sammontana.
Chi ci è venuto a ballare e chi ci ha trovato moglie.
Chi come mio nonno passava i sabati e le domeniche a costruirla.
Chi come mio babbo ha fatto il cassiere e teneva in casa i soldi.
Chi come me faceva il banconiere volontario e spazzava a mezzanotte.
Chi guardava giocare con le smugelle trovate in Arno a buttare giù i soldi del sulli.
Chi dopo scuola non esistevano i dopo-scuola e si andava sempre al circolino.
Chi fissava al circolino prima di andare a vedere l’Empoli o a ballare al Duplè.
Chi veniva da fuori col motorino, da fuori San Quirico, per venire a baccagliarci le donne.
Chi parlava coi rutti.
Chi portava soprannomi come Poppero, Mambli, Schwarz.
Chi ha giocato al Pac Man o Space Invaders.
Chi ci ha visto Italia-Brasile 3-2 e la finale dei Mondiali dell’82 a 10 anni.
Chi veniva a leggere l’Unità.
Chi indossava solo la maglietta del Che Guevara.
Chi veniva a discutere di calcio, caccia e politica.
Chi veniva a bere un gottino di vino.
Chi una spuma bionda.
Chi un caffè corretto con la Sambuca.
Chi ha fatto il progetto Vietato ai Maggiori, che per me era una figata.
Chi ci mangiava i gelati Sammontana e le Big Bubble.
Chi ci ha festeggiato il compleanno del proprio bimbo.
Chi ci ha fatto Famiglie in Circolo.
Chi nonostante tutto continua a tenere aperto.
Chi come me ci ha cominciato e finito la campagna elettorale delle Primarie.
Chi, sempre come me, ha camminato per tanto tempo per Montelupo e ha sempre immaginato che la fine di questo viaggio doveva essere proprio qui, in questo piccolo circolo di San Quirico.
Ma soprattutto chi domenica scorsa ha gioito dei primi 50 anni di vita del Circolo di San Quirico e, come me, non vede l’ora di festeggiare il prossimo traguardo dei 100!!!

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Colonna Sonora: Pagaia di Tony Esposito





Via Giro delle Mura . Ma quale era il “giro” ? [di Massimiliano Marconcini]

8 01 2014

Ricevo e pubblico molto volentieri un Contributo di Massimiliano Marconcini sul via Giro delle Mura.

Il tutto è nato a seguito di una domanda che anni passati mi fece un amico in visita al nostro paese, che vedendo la porzione delle mura cittadine e incuriosito dal nome della via mi chiese dove continuava questo “giro” e dove fossero le porte di accesso a queste mura.

Ricollegandomi in questo modo al tema condutture di Montelupo Walk  non mi voglio dilungare riproponendo la storia urbana di Montelupo e delle sue tre strutture murarie difensive, ma solamente individuare quelle strade che furono e sono interessate dall’ultimo “giro delle mura”.

Successiva alla fortificazione della rocca (prima cerchia XII sec.) e dopo l’incastellamento della parte superiore del colle, databile 1204 (seconda cerchia) , nel 1336 furono completati i lavori per la realizzazione dell’ultima cinta muraria.

Il “giro” che facevano queste mura è quello che oggi è compreso tra via Roma, largo Manises, via XX Settembre, un tratto di via Marconi, via del Castello, per ritornare a via Giro delle Mura e nuovamente a via Roma.

Gli accessi alla parte murata del borgo erano controllati da 5 porte, ubicate in prossimità di quelle che erano le principali direttrici stradali dell’epoca. Di queste porte non rimane traccia visibile, ma solo documentazioni archivistiche, sulla base di queste ricerche volevo indicare i punti, riferiti alle strade attuali  dove queste porte presumibilmente sorgevano.

La “porta sul Pesa” o  “Pisana”.
Questa si doveva erigere pressoché dove l’attuale ponte si collega con piazza Libertà, Corso Garibaldi e via Roma .

La “porta al fico” o “Romana”
Le mura, dalla “porta sul Pesa” proseguivano a ridosso del medesimo fiume (su largo Manises è visibile ancora un torrione); fino ad arrivare all’edificio edificio oggi conosciuto come “Mulino dell’Elmi” dove termina via XX Settembre e inizia via Marconi. Da questo tratto il sistema difensivo murario era sostituito da quello naturale costituito dalla ripida morfologia del terreno “le grotte”.
Le case di via Tassinari  si affacciavano direttamente su questo sistema difensivo.
La porta di accesso si trovava in prossimità  del famoso “pozzo dei lavatoi” .
Da questa porta iniziava la strada che portava alla pieve di S. Ippolito e Cassiano nella val di Pesa, in direzione di S. Casciano e della via Cassia.

La “porta dell’ ulivo” o “Fiorentina”
La mura dalla porta”dell’Ulivo”, inglobando e collegandosi in parte anche di quelle delle precedenti cerchie, proseguivano fino alla porta, ubicata sulla allora direttrice principale per Firenze. L’ubicazione e oggi dove via del Castello incrocia via Malmantile. Da questo punto le mura riscendono lungo via Giro delle Mura fino a valle fino all’incrocio con Corso Garibaldi dove era presente un’altra porta.

La porta “S. Piero”
Il nome “S.Piero” era dovuto al santo a cui era dedicato un oratorio che sorgeva in quel luogo, dove oggi è presente un tabernacolo. La porta doveva trovarsi proprio in sinistra del rio di Schifanoia (ora in quel luogo tombato) , di poco arretrata tra i due edifici d’angolo che si affacciano su corso Garibaldi.

La porta “al Pelacane”
Il giro delle mura, dalla porta precedente alla successiva, è in parte ancora leggibile all’interno della corte delle ex ceramiche Bellucci e in parte inglobata in edifici. Le mura ritornano a essere visibili in prossimità dove appunto via Giro delle Mura s’innesta in via Roma. In questo punto, pressi del fiume Pesa, sorgeva un Mulino dello “del Pelagotti” che dava il nome alla porta lì presente, in direzione  di quello che allora era attraversamento dell’Arno per Capraia.

Dalla porta “del Pelagotti”, con un tratto di mura a ridosso del Pesa, ora via Roma,  si tornava alla “porta sul Pesa” e si andava così a chiudere il “giro delle mura

Massimiliano Marconcini

Vedi se ti piace questa canzone che osteggia qualsiasi tipo delimitazione e va “oltre le mura”

“La tua Libertà” :  Francesco Guccini.

A.S.F. Comunità di Montelupo Popoli di S. Giovanni    -  XVI sec. La cinta e le porte e delle mura di Montelupo

A.S.F. Comunità di Montelupo
Popoli di S. Giovanni – XVI sec.
La cinta e le porte e delle mura di Montelupo





Viale Umberto I – I ragazzi del barrino [di Paola Cioni]

31 12 2013

Ricevo e pubblico molto volentieri un Contributo di Paola Cioni su Viale Umberto I.

Amo questo paese e l’ho amato dal primo giorno in cui io e la mia famiglia ci siamo venuti ad abitare.
Era il 22 marzo 1969. Sono andata ad abitare in quello che per me era il luogo più bello di Montelupo, viale Umberto I. Una casa bellissima, sembrava quasi una villa per me che avevo sempre abitato in vecchie case di contadini, in mezzo alla campagna, lontano dal paese. Il mio babbo aveva lasciato il suo lavoro di bracciante agricolo per andare a lavorare in fabbrica, alla Colorobbia Bitossi.  Montelupo mi sembrava una città: c’era la stazione ferroviaria e si poteva andare a Firenze e a Empoli, e in estate al mare, c’erano le Poste, le banche, i carabinieri, gli uffici del Comune, negozi di ogni genere e il sabato sera c’era il mercato in piazza VIII Marzo. Si viveva bene: era l’epoca in cui bastava andare a bussare alla porta di qualsiasi luogo di lavoro e il giorno dopo potevi iniziare. Capitava, addirittura, che fossero proprio i “padroni” (i titolari delle fabbriche) a venire a cercarti a casa perché avevano bisogno di manodopera.

Dopo l’orario di lavoro la gente si ritrovava per il viale, che chiamavamo lo “stradone”, e sotto casa c’era un piccolo bar estivo: “il barrettino del Gallerini.” Il locale apriva da aprile fino a settembre-ottobre, era il ritrovo di tanti, molti giovani di Montelupo e dintorni. C’era il gioco del biliardino, il ping pong, il juke-box e il Gallerini aveva messo dei piccoli altoparlanti così si capiva subito quando il bar era aperto, anche da lontano. Ogni primavera arrivava e imbiancava tutto, ripuliva e metteva qualche gioco nuovo, come il cavallino per i più piccini. Quando arrivava il camion della Sammontana era una festa per me e la mia sorella: oltre ai gelati confezionati, aveva anche il gelato sfuso e noi si comprava il cono da 20 lire così dopo se ne potevano prendere altri (c’erano coni da 20, 50 e 100 lire).  Ricordo le canzoni che andavano per la maggiore come Celentano, Battisti, complessi italiani e stranieri. Si incontravano lì tanti ragazzi e ragazze, nascevano amori, si stava fuori fino a mezzanotte (il tempo massimo concesso a molti) ma i miei genitori erano severi e mi controllavano spesso dalle finestre di casa. Il sabato e la domenica c’era il via vai di tanta gente che passeggiava per il viale che all’epoca era molto ben tenuto e curato, con tanti fiori e piante nelle aiuole. All’epoca non c’erano giardini pubblici per i bambini così le mamme venivano con passeggini e biciclette a far giocare per il viale i loro bambini.

D’estate, il sabato e la domenica, c’era anche il cinema all’arena del Canneri e con la mia famiglia andavo in terrazza per assistere alle proiezioni gratis, perché da casa mia si vedeva benissimo. Il cinema è durato qualche anno, poi è sopraggiunta la crisi dei cinema di paese e allora l’arena è stata pavimentata dal Gallerini per adibirla a pista da ballo, pattinaggio e anche pallavolo. In quegli anni ci fu anche la moda delle moto come Honda, Kawasaki e Laverda che i ragazzi mostravano orgogliosi, sperando di portare qualche ragazza a farci un giro insieme. I genitori non avevano molti soldi da spendere e così i ragazzi che studiavano lavoravano d’estate per riuscire a comprarsi una moto.  Le ragazze invece sognavano qualche capo d’abbigliamento alla moda o i cantanti italiani e stranieri.

Gli anni 60-70 sono stati anni sereni e spensierati… e non solo perché ero una ragazza, nell’età più bella.

Colonna sonora: Gioco di bimba – Le orme 





Il Mago di Natale a Montelupo

25 12 2013

S’io fossi il mago di Natale a Montelupo
cercherei di far passare un Natale meno cupo
Metterei un Albero di Natale in ogni appartamento
Facendolo spuntare dal pavimento.
Poi con la mia bacchetta me ne andrei a fare magie per tutte le vie.

In Corso Garibaldi la via principale
farei crescere un albero di Natale
pieno di stelle comete e caramelle
E tutti a dire che buone che belle
In piazza San Rocco appena passato
faccio crescere l’albero del cioccolato;
in Turbone
l’albero del panettone
in via Buozzi l’albero dei maritozzi,
e al lago di Sammontana
quello della panna come all’Ambrogiana.
Continuiamo la passeggiata?
La magia è appena cominciata:
dobbiamo scegliere il posto all’albero dei trenini:
va bene piazza Serafini?
A Pulica piazzo quello dei canditi zuccherati
E a Citerna l’albero dei fiori colorati.
Quello degli aeroplani piccolino
lo pianto a Bobolino
Invece al centro di San Vito e di Graziani
quello degli strumenti musicali.
Ogni strada avrà un albero speciale
e il giorno di Natale
i bimbi a Montelupo troveranno felicità
E tanti tanti dolci fino a sazietà.
Per i grandi invece ci sarà magari al Ponterotto
l’albero delle scarpe e del cappotto.
Proprio in mezzo a Samminiatello
metto l’albero più bello
quello dei soldi e dei milioni
anche per quelli di Camaioni.
Quello infine dell’estati e degli inverni
lo metto in fondo a via Caverni.

Tutto questo farei se fossi un mago.
Però non lo sono che posso fare?
Non ho che auguri da regalare:
di auguri ne ho tanti,
scegliete quelli che volete, prendeteli tutti quanti.

Liberamente ispirato a Il Mago di Natale di Gianni Rodari

 





CIRCOLO MCL SAMMINIATELLO…..CASA MIA [di Simone Corradini (Titti)]

22 12 2013

Ricevo e pubblico molto volentieri un Contributo da parte di Simone Corradini sul Circolo MCL di Samminiatello.

“Mamma, vo fori!!!” “O Simone, ‘ndo vai?” “E vo ai’ circolo” “Va beneee….”

Chissa quante volte avrò avuto questo dialogo con mia madre in tutti questi anni, tant’è che se esistesse un modo per quantificare il tempo trascorso in un luogo sicuramente vincerebbe la casa dove abito, ma soltanto di misura nei confronti del Circolo MCL di Samminiatello!

Sono nato il 04 aprile 1970 e quindi tra pochi mesi compirò 44 anni (ebbene si!), non esagero se dico che frequento il Circolo da 35 anni buoni. In tutto questo tempo là ne ho vissute di emozioni e ne ho conosciute di persone, alcune in modo temporaneo, alcune sono ancora fra i miei amici, altre purtroppo ci hanno lasciato (penso agli amici d’infanzia Giacomo e Paolo, al mio amico Marcello, ma come non ricordare anche Fabrizio, Gino e Luciano…..tutte persone che purtroppo sono venute a mancare troppo preso e mentre lo scrivo mi sta venendo un groppo alla gola……).

Secondo i miei calcoli ho iniziato a frequentare il circolo verso i 9-10 anni, fine anni 70 e inizio anni 80 (i mitici anni 80!!!), periodo in cui a differenza di oggi c’era ancora il gusto di uscire e ritrovarsi in un luogo comune e caro, per i bambini dove poter giocare e stare insieme e per i grandi dove poter parlare di calcio, politica e bischerate varie. Non esistevano i telefonini, gli sms, i social network…..quindi se volevi parlare con qualcuno dovevi per forza o alzare la cornetta del telefono fisso e a gettoni (quante volte da ragazzetti si chiamava a casa una ragazza con la paura che rispondesse un genitore….), oppure dovevi incontrarti da qualche parte. E dove? Nelle parrocchie, negli oratori, nei bar, nei circoli.

Mi ricordo che appena usciti da scuola, io e i miei amici andavamo a casa a mangiare, molto in fretta per poter arrivare prima possibile al Circolo e confrontarci con i primi videogiochi usciti (Space Invaders, Pac-Man, ecc.) per poi prenderci bonariamente in giro. I nostri genitori ci lasciavano andare perché sapevano i loro figli in un luogo sicuro e sano. Era si può dire il nostro oratorio!!!

Colonna Sonora:

Quel periodo per me e per il Circolo era anche il periodo della Polisportiva Libertas Samminiatello, la “Pol.va”. Una società sportiva gestita esclusivamente da volontari e persone che mettevano anima e cuore in tutto quello che facevano, con il solo obiettivo di far crescere tanti ragazzi con seri e sani principi. Ecco, se sono quello che sono lo devo all’educazione impartitami dai miei genitori, ma anche ai tanti insegnamenti avuti durante gli allenamenti e le partite di calcio nella Pol.va. Decine di ragazzi di fasce di età diverse che si ritrovavano al Circolo nei vari pomeriggi per poi avere la possibilità di andare a correre e giocare nel campetto attiguo (devo anche dire in alcuni casi con importanti risultati sportivi conseguiti, penso ai campionati regionali e provinciali vinti, aspetto secondario ma  non di minore importanza).

Sempre legato al calcio mi ricordo ancora i mondiali di calcio del 1982, dove per tutte le partite dell’Italia ci radunavamo al Circolo per guardare la partita tutti insieme, grandi e piccini (per noi più piccoli era vietato fare confusione……oggi se dici di stare zitto ad un bambino non si sa come può risponderti!!!). Mi sembra oggi il giorno della finale, quel famoso 11 luglio. Fu messa fuori la televisione per poter guardare la partita nel piazzalino adiacente il campino. Iniziammo a vedere la partita. Ad un certo punto, dopo lo sciagurato rigore sbagliato da Cabrini, iniziò a piovere. Io scappai a casa, gli altri quasi non ce ne accorsero neanche,   continuarono a vedere la partita all’aperto. La pioggia durò poco, ebbero ragione loro! Ma a partita finita tornai al circolo a festeggiare con tutte le altre persone il favoloso mondiale spagnolo vinto….(ventiquattro anni dopo la storia si ripetette, magari con persone alcune diverse e noi più cresciuti, ma con lo stesso entusiasmo di allora).

Del Circolo MCL Samminiatello potrei raccontare altre centinaia di aneddoti e scrivere per ore, parlare dei tornei rionali di calcetto, dei tornei di calcetto femminile, delle partite a ping-pong, del Samminiatello Calcio Uisp, della squadra di calcetto maschile, delle partitelle nel campino il 26 dicembre, dei tanti eventi sportivi anche non calcistici visti tutti insieme in tv, dei tornei di briscola e scala 40, dei pranzi dell’8 dicembre e delle più recenti cene con delitto. Sicuramente mi sarò scordato qualcosa, ma in tutti questi anni ne abbiamo fatte talmente tante di cose che proprio di tutto non mi posso ricordare (spero che nessuno si offenda per questo….). Tutto questo per farvi capire cos’ era e cos’ è il Circolo MCL Samminiatello per me e per tutte le altre persone che lo hanno vissuto come me. Per tutti questi motivi quindi credo di non sbagliare se lo definisco “casa mia”, perché lo era, lo è e lo sarà per sempre…..

Colonna Sonora: Friends Will Be Friends dei Queen








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