Piazza Giuseppe Serafini [ovvero Il Soffio della Festa del Vetro]

4 10 2012

Un bel respiro.

Piazza Giuseppe Serafini

I polmoni si riempiono a più non posso. Non c’è solo aria.
La bocca si appoggia alla canna e si soffia. Dall’altra parte la massa grezza incandescente comicia a prendere forma.
Prima sembra un palloncino, poi si allunga, si modifica, e sotto le abili mani del Maestro Vetraio, con rapidi tocchi e piccoli soffi diventa qualcos’altro: fiaschi, gemelle, ampolle da ghiaccio, brocche, moscaiole, socera e nora, barometri, perfino storte per fare pipì.
Vetro verde fatto con un soffio.

A La Torre dal 1995 si tiene la Festa del Vetro, chiamata la Torre di Vetro.
Alla frazione lungo l’Arno venne abbastanza spontaneo, una volta che videro che nel capoluogo veniva fatta con successo la Festa della Ceramica, replicare la l’idea attorno al materiale che aveva creato l’identità dei torrigiani. Una festa gioiosa e intima, semplice e vitale. Spettacoli in piazza, il Ristorante La Tana della Fiascaia, stand, l’esibizione delle Fiascaie e infine, loro, i veri protagonisti della festa, i Maestri Vetrai.
In Piazza Giuseppe Serafini (di Beppe ne parlo nel prossimo post) e nella annessa Piazza della Torre Lunga, ogni anno a Luglio, centinaia di persone si riversano per rivivere gli antichi maestri che animavano La Torre.

Per me la Festa del Vetro è Giancarlone.
Giancarlo Prosperi, sanquirichino, quarant’anni in vetreria, è stato per tanti anni il mattattore assoluto delle dimostrazioni dei Maestri Vetrai alla Festa. Con un piccolo forno messo in piazza faceva in maniera spettacolare ogni oggetto della tradizionale “bufferia” toscana. L’ho scomodato e fatto venire a La Torre apposta per parlare della Festa e del Vetro.

Vedere lavorare il vetro è SPETTACOLARE.
In tre minuti crei, dai vita, a un oggetto. E Giancarlone è un MAESTRO. Un demiurgo. Ha un abilità pazzesca, e una capacità polmonare fuori dalla norma. Ha creato anche il Fiasco più grande del Mondo, che potete vedere nel Museo del Fiasco nella Torre de Frescobaldi. Leggerissimo.
Giancarlo è ripetutamente intervistato, ripreso in tv, ambito per insegnare la sua tecnica anche all’estero.
Alla Festa si è sempre divertito, lasciato i bambini a bocca aperta, risposto a mille domande dei giovani.
Per diventare Maestro ci ha messo una gran passione, Giancarlo.
Quando era giovane invece di stare un ora in “fresca” a riposare, lui mangiava in dieci minuti e tornava a “smaialare” col vetro. Studiava e rubava i trucchi agli altri maestri e con tanto impegno e perseveranza è diventato padrone della materia. Per fare un Maestro ci vuole venti anni. Non ci si improvvisa. I Maestri avevano un Arte nelle mani e non se ne rendevano conto, dice.
Adesso è tutto in Made in China, dice. Sua moglie torna dal mercato con sei bicchieri nuovi. 4,00€ in tutto. Vuol dire uscire sul mercato a un costo di 1,00€. Bellissimi, dice. Come si fa uscire a quel prezzo. E sono forme nostre, inventate da noi. La colpa, dice, è di noi italiani che siamo andati a insegnare all’estero, in Romania e in Slovenia. Son fatti con le macchine mentre noi facevamo anche 300 pezzi al giorni con una tolleranza massima di differenza di 6,7 gr. Tutti fatti a occhio. Tutti gli oggetti, ma proprio TUTTI, quelli che oggi sono fatti in plastica, si facevano col vetro, dice.
Poi sospira. Anzi fa un soffio. Un bel respiro.
I polmoni si riempiono a più non posso. Non c’è solo aria.

Post Scriptum: Potete vedere l’Arte di Giancarlo Prosperi in questi due filmati Maestri Vetrai della Torre 1 e Maestri Vetrai della Torre 2. C’è tutta la produzione classica del vetro verde toscana. Consigliato.

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Persone incontrate: Giancarlo Prosperi.
Esercizi: nessuno
Appunti: Un totem elettronico comunale spento e non funzionante.
Colonna Sonora: We have all the time in the world di Louis Armstrong
Toponomastica: Piazza dedicata al torrigiano Giuseppe Serafini, Artista.





La Torre dei Frescobaldi [ovvero la Torre di San Quirico]

3 10 2012

Quando Giancarlone Prosperi,

Giovanni Bartolozzi e il monumento alla Fiascaia

maestro vetraio dall’induscutibile carisma, al Circolo La Torre seppe che Giovanni Bartolozzi, sanquirichino doc nato nel Ghetto 85 anni fa, aveva comprato la Torre de Frescobaldi, si rivolse ai torrigiani e in gesto di sfida gli disse con il suo vocione: “Ora vu siete diventati tutti sudditi!“.

Anche lui sanquirichino, sapeva bene di fare un gran dispetto a quelli della Torre, con i quali da sempre si prendevano a sassate e fiondate proprio lungo la via Fonda. Per un torrigiano essere apostrofato sanquirichino è un vero e proprio affronto.

Era forse però nel destino del monumento stesso che per tanti anni era stato l’atelier di artisti come Bruno Bagnoli e di Piero Sabatini.
Primo perché anticamente era proprio chiamata la Torre di San Quirico.
Eppoi perché nella mente di Bartolozzi quel luogo doveva essere un luogo speciale.
Così quando zitto zitto portò i nipotini a vedere il suo neo acquisto, che senza consultarsi con nessuno della sua famiglia e dei suoi amici aveva fatto, cominciò a delinearsi nella sua mente che quella Torre doveva essere la sede del Museo del Fiasco Toscano.

Il Fiasco, oggetto vituperato e dal nome sinonimo di fallimento, invece fu il vero protagonista del successo delle varie aziende torrigiane ma anche di tutto il circondario empolese.
Da qui l’idea di creare una esposizione che ne ricordasse i fasti e la memoria.
Ho avuto la fortuna di andare a vedere l’allestimento del Museo con Giovanni come guida e la cosa più emozionante sono le parole che appena sussurate il padrone di casa (è anche una Dimora Storica adesso la Torre) mi trasmetteva. L’arte delle fiascaie, la fatica dei maestri e dei loro aiutanti, un mondo produttivo, l’arno natabile, le scorribande, un diverso ritmo di vita. Non c’era nostalgia. Solo voglia di trasmettere dei ricordi, delle storie.
Nelle stanze espositive varie foto dell’Archivio Fotografico (in una c’è anche mio nonno), pezzi originali, riproduzioni fedeli, documenti, quadri famosi con fiaschi dipinti e pannelli storici.

Ma Bartolozzi è andato oltre.
Fuori, nella piccola corte, ha fatto realizzare il Monumento alla Fiascaia, realizzato dall’artista Piero Bertelli, con il volto di sua madre, come già Pasolini fece con la Madonna nel Vangelo secondo Matteo, di cui ogni volta quando ne parla si emoziona.
Infine ha scritto un libro piccolo piccolo che racconta la Storia di una Fiascaia. Una storia d’amore tra Fiorenzo e Gigliola.
A me questo libricino piace. Se volete ve lo presto. Non vi racconto la trama.
Vi lascio con le sue parole finali, che spesso nella mia smaniosa ambizione cerco di tenere in mente, senza riuscirci.

Nella vita non desiderate più di quanto potete permettervi. Cercate gratificazione nelle cose che fate, più che nel profitto che potete ricavarne. Sottoponetevi a prove continue, non fermatevi, non arrendetevi fin quando non avete capito quali sono i limiti delle vostre capacità. Se riuscirete a farlo consideratevi fortunati e regolate la vostra vita su queste potenzialità. Volere di più vi farebbe soffrire, o spingervi a comportamenti sleali e spregiudicati che non vi ricompenserebbero dei valori calpestati. La ricchezza più grande sta nel fare cose che piacciono. Se avete questa possibilità abbiate la forza di accontentarvi e vivrete felici”

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Persone incontrate: Giovanni Bartolozzi, proprietario della Vetreria Etrusca
Esercizi: La Torre dei Frescobaldi, dimora storica ADSI
Bibliografia: Fiorenzo e Gigliola. Storia di una Fiascaia di Giovanni Bartolozzi edizioni Giunti (2003)
Appunti: Odiare vedere gli artigiani anziani seduti sulle panchine che non trasmettono il loro sapere ai giovani.
Colonna Sonora: Venderò di Edoardo Bennatodall’Album La Torre di Babele
Toponomastica: Torre de’ Frescobaldi per essere stata acquistata nella seconda meta’ del ‘700 da quei marchesi che la ornarono sulle quattro facciate con il loro stemma di famiglia accanto a quello mediceo,stemmi che oggi non esistono piu’ ma che vi figurano ancora al 1926.








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